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Qualunque cosa fosse, si svegliò dal sogno in uno stato di terrore. Se la diede a gambe come per mettersi in salvo, come per cercare rifugio. La donna del mercato rise e lo bersagliò di uva marcia e lo richiamò. Non le diede retta. Le ruote dei carri quasi lo schiacciarono mentre si precipitava in strada – gli uomini alla guida gli imprecarono contro e lo allontanarono con le fruste. Bambini mezzi nudi gli tiravano ciottoli gridando “Matta! Matta!” al suo passaggio. Le loro madri corsero alla porta e li riacciuffarono allarmate. Era veramente impazzito? Il sole gli aveva dato di volta al cervello? Oppure aveva sentito ancora una volta il corno da caccia di Venere? Oppure era stato finalmente posseduto da uno di quegli spiriti americani che battevano colpi, uno di quegli spiriti che vivono nelle gambe dei tavoli? Qualunque cosa fosse, puntò dritto su per una strada e giù per l’altra finché non raggiunse il portone di Casa Guidi. Si diresse subito di sopra e subito entrò in salotto.

La signora Browning era sdraiata e leggeva sul sofà. Alzò lo sguardo, colta di sorpresa, quando entrò. Non era uno spirito – era solo Flush. Rise. Poi, quando lui balzò sul sofà e affondò il viso in quello di lei, le vennero in mente le parole del suo poemetto:
Vedete questo cane. Solo ieri
meditavo, dimentica di lui,
finché i pensieri portarono al pianto.
Dal cuscino, riposo per le gote bagnate,
una testa pelosa di Fauno improvvisa
affondò nel mio viso – due occhi grandi
dorati, chiari, sorpresero i miei – un pendulo orecchio
terse le guance da quelle gocce!
Trasalii, come una ninfa d’Arcadia
sorpresa dal dio caprino nel bosco al tramonto;
ma all’avvicinarsi della barbuta visione
fuggirono le lacrime mie, riconobbi Flush,
sorpresa e tristezza lasciai – rendendo lode al vero Pan,
che attraverso le più umili creature
conduce alle alte vette dell’amore.
Aveva scritto la poesia un giorno tanti anni prima in Wimpole Street, quando era molto infelice. Erano passati gli anni; ora era felice. Stava invecchiando, e anche Flush. Si piegò per un attimo su di lui. Il viso di lei, la sua bocca carnosa, gli occhi grandi, i boccoli pesanti, stranamente ancora somigliava al suo. Due metà divise, ma dallo stesso stampo, ognuna delle due, forse, completava ciò che nell’altra parte era latente. Ma lei era una donna; lui era un cane. La signora Browning continuò a leggere. Poi guardò di nuovo Flush. Lui non ricambiò. Un cambiamento straordinario era intervenuto su di lui. “Flush!” gridò lei. Ma lui restò in silenzio. Era stato vivo; ora era morto. Ecco tutto. Il tavolo del salotto, stranamente, rimase perfettamente immobile.

Note dell’autrice
p. 25 “Stoffa dipinta.” Come dice Miss Barrett: “Ho fatto montare una tenda trasparente sulla mia finestra”. E aggiunge: “Papà mi prende in giro, dicendo che somiglia alla finestra sul retro di una pasticceria, ma si vede che nonostante tutto si commuove, quando la luce del sole illumina il castello”. Alcuni pensano che il castello ecc., fossero dipinti su una sottile lastra metallica; altri che si trattasse di una tenda di mussola, ma riccamente ricamata. Non sembra esserci modo certo di dirimere la questione.