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Alla domanda di Flush non si può dare qui nessuna risposta soddisfacente. Alcuni fatti, e molto scarni per giunta, sono tutto ciò che si può riferire. In breve, dunque, sembrerebbe che agli inizi del diciannovesimo secolo la contessa di Blessington avesse comprato una sfera di cristallo da un mago. Sua Signoria “non aveva mai capito come si usasse”; non era in effetti mai riuscita a vedere nulla nella sfera, eccetto il cristallo. Dopo la sua morte, però, ci fu una vendita dei suoi effetti personali e la sfera entrò in possesso di altri che “sapevano guardare più in profondità, o con occhi più puri”, e videro altre cose nella sfera, a parte il cristallo. Se l’acquirente fosse Lord Stanhope, se fosse lui ora a guardare “con occhi più puri”, non è dato per certo. Ma è certo che nell’anno 1852 Lord Stanhope era in possesso di una sfera di cristallo e Lord Stanhope non aveva che da guardarvi dentro per vedere, tra le altre cose, “gli spiriti del sole”. Naturalmente non era una vista che un nobiluomo ospitale potesse tenere per sé, e Lord Stanhope aveva preso l’abitudine di mostrare a tutti la sfera durante i ricevimenti a pranzo, e di invitare i suoi amici a vedere gli spiriti del sole. C’era qualcosa di stranamente incantevole – eccetto, però, per il signor Chorley – in quello spettacolo; le sfere divennero di gran moda; e per fortuna un ottico di Londra scoprì presto di essere in grado di riprodurle, senza dover essere né egiziano né un mago, anche se, naturalmente, il prezzo del cristallo inglese era alto. Così erano molte le persone che nei primi anni cinquanta possedevano sfere di cristallo, anche se “in tanti”, diceva Lord Stanhope, “usano le sfere senza avere il coraggio d’animo di confessarlo”. L’abbondanza di spiriti a Londra in effetti divenne così marcata che si iniziò ad avere qualche preoccupazione; e Lord Stanley suggerì a Sir Edward Lytton “che il governo nominasse una commissione d’indagine per appurare il più possibile i fatti”. Vuoi che le voci di un’imminente commissione governativa avessero allarmato gli spiriti, vuoi che gli spiriti, come i corpi, tendano a moltiplicarsi quando sono confinati in forte prossimità, non c’è dubbio che gli spiriti iniziarono a mostrare segni di insofferenza, e, fuggendo a frotte, presero dimora nelle gambe dei tavoli. Qualunque fosse la vera motivazione, la scelta ebbe successo. Le sfere di cristallo erano care; ma quasi tutti possiedono un tavolo. Così, quando la signora Browning tornò in Italia nell’inverno del 1852 trovò che gli spiriti l’avevano preceduta; i tavoli di Firenze erano quasi tutti infestati. “Dall’Ambasciata fino ai farmacisti inglesi,” scrisse, “tutti ‘servono i tavoli’... ovunque. Se la gente si mette intorno a un tavolo, non è per giocare a whist.” No, era per decifrare messaggi trasmessi dalle gambe dei tavoli. Così, se veniva chiesta l’età di un bambino, il tavolo “si esprime in modo intellegibile battendo con le gambe colpi che corrispondono alle lettere dell’alfabeto”. E se un tavolo riusciva a dirvi che il vostro figliolo aveva proprio quattro anni, che limiti c’erano alle sue capacità? Tavolini roteanti erano in bella mostra nei negozi. I muri erano tappezzati di manifesti che pubblicizzavano cose straordinarie “scoperte a Livorno”. Arrivati all’anno 1854, il movimento si era diffuso tanto rapidamente che “quattromila famiglie in America avevano dato nome e cognome... dicendo che godevano effettivamente di rapporti con gli spiriti”. E dall’Inghilterra giunse la notizia che Sir Edward Bulwer-Lytton aveva importato “diversi spiriti americani che battevano colpi” a Knebworth, col felice risultato – di tanto il piccolo Arthur Russell venne informato quando si trovò davanti un “gentiluomo dall’aspetto strano che indossava una vestaglia logora” che lo fissava a colazione – che Sir Edward Bulwer-Lytton si credeva invisibile.