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Ma se ora ci volgiamo alla società umana, che caos e confusione si manifestano alla nostra vista! Nessun Club esercita lo stesso potere giurisdizionale sulla razza dell’uomo. L’Herald College è l’approssimazione più vicina che abbiamo al Club degli Spaniel. Fa almeno un qualche tentativo per preservare la purezza della famiglia umana. Ma se chiediamo in cosa consista la nobiltà dei natali – se sia necessario avere occhi chiari o scuri, orecchie diritte o a sventola, se il ciuffo sia fatale, i nostri giudici ci rimandano semplicemente al nostro stemma. Forse voi non ce l’avete. Allora non siete nessuno. Ma se potete rivendicare i vostri sedici quarti, e dimostrare che avete diritto alla corona sullo stemma, allora non solo siete nati, dicono, ma siete addirittura nobili. È così che non si trova in tutta Mayfair una pasticceria priva del suo leone accovacciato o della sua sirena rampante. Persino le nostre botteghe di biancheria montano lo stemma reale sopra la porta, come se ciò comprovasse che tra le loro lenzuola si possa dormire tranquilli. Ovunque si afferma il proprio rango e se ne asseriscono le virtù. E tuttavia, se passiamo in rassegna le casate reali dei Borbone, degli Asburgo, degli Hohenzollern, tutte decorate con tante di quelle corone e tanti di quei quarti di nobiltà, tanti di quei leoni e leopardi accovacciati e rampanti, ritrovandoli ora in esilio, deposti dalla loro autorità, giudicati indegni di rispetto, non possiamo far altro che scuotere la testa e ammettere che i giudici del Club degli Spaniel hanno giudicato molto meglio. È questa la lezione che s’impone immediatamente quando da tali importanti questioni si passi a considerare i primi anni di vita di Flush della famiglia dei Mitford.
Verso la fine del diciottesimo secolo, una famiglia appartenente alla celebre razza degli spaniel viveva vicino a Reading, nella casa di un certo dottor Midford o Mitford. Quel gentiluomo, conformemente ai canoni dell’Herald College, decise di scrivere il suo nome con la t, accampando così una discendenza dalla famiglia dei Mitford di Bertram Castle, nel Northumberland. La moglie era una Russell, e proveniva, per discendenza remota ma certissima, dalla casa ducale di Bedford. Tuttavia, l’accoppiamento degli antenati del dottor Mitford era stato portato avanti con una tale scostumata indifferenza ai princìpi che nessun banco di giudici avrebbe potuto considerarlo di buona razza, né permettergli di perpetuare la propria specie. Aveva gli occhi chiari; le orecchie a sventola; la testa faceva bella mostra del ciuffo fatale. In altre parole, era incredibilmente egoista, uno spendaccione senza ritegno, mondano, insincero e dedito al gioco d’azzardo. Aveva dilapidato la sua propria fortuna, quella della moglie, e anche la rendita della figlia. Le aveva abbandonate al tempo della sua prosperità per poi vivere alle loro spalle una volta malato. Due qualità a suo favore le aveva: una grande bellezza d’aspetto – era un Apollo, finché gola e intemperanza non trasformarono Apollo in Bacco – e amava sinceramente i cani. Ma non c’è dubbio: se ci fosse stato un Club degli Uomini, corrispettivo dell’esistente Club degli Spaniel, nessuna mania di scrivere Mitford con la t invece della d, nessuna accampata cuginanza con i Mitford di Bertram Castle avrebbero potuto proteggerlo dal disdegno e dal disprezzo generale, dall’ostracismo e dall’oblio con tutte le pene conseguenti, e dal marchio di bastardo indegno di continuare la propria specie. Invece era un essere umano. Nulla dunque poté impedirgli di sposare una donna di rango e ottima razza, di vivere più di ottant’anni, di possedere varie generazioni di levrieri e spaniel, e di procreare una figlia.