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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Se Wilson non fosse andata con Miss Barrett, sarebbe stata, e Miss Barrett lo sapeva, “buttata sulla strada prima del calar del sole”, solo con qualche scellino, presumibilmente, risparmiato dalle sue sedici sterline l’anno. E quale sarebbe stato allora il suo destino? Dal momento che la narrativa inglese degli anni quaranta si occupa ben poco delle vite delle cameriere delle dame, e la biografia non aveva ancora puntato i suoi riflettori così in basso, la domanda dovrà restare tale. Ma Wilson si buttò nell’avventura. Dichiarò che “mi avrebbe seguita in capo al mondo”. Lasciò il seminterrato, la camera, tutto quel mondo di Wimpole Street, che per Wilson significava la civiltà intera, ogni modo retto di pensare e decente di vivere, per la barbara dissolutezza e l’assoluta mancanza di religione di una terra straniera. Non c’è niente di più curioso che osservare il conflitto che si produsse in Italia tra il decoro inglese di Wilson e le sue naturali passioni. Derideva la corte italiana; era rimasta scioccata alla vista dei quadri italiani. Ma, nonostante fosse stata “offesa dall’indecenza della Venere”, Wilson, bisogna ben dargliene atto, sembra aver poi riflettuto sul fatto che tutte le donne rimangono nude quando si tolgono i vestiti. Io stessa, può avere pensato, sono nuda per due o tre secondi al giorno. E così “Pensa di riprovarci, e forse quello scomodo pudore potrebbe diminuire, chissà?”. È chiaro che diminuì rapidamente. Presto non solo approvava dell’Italia; ma si era innamorata del signor Righi, membro della guardia d’onore del Granduca – “tutti uomini rispettabili e di sani princìpi morali, e alcuni alti quasi due metri” –, portava un anello di fidanzamento; stava per congedare uno spasimante londinese; e stava imparando a parlare italiano. Poi le nubi discendono nuovamente; e quando si dissipano ci mostrano Wilson abbandonata – “quel traditore di Righi si era tirato indietro dal fidanzamento con Wilson”. I sospetti cadono sul fratello di lui, un merciaio all’ingrosso di Prato. Quando Righi rassegnò le dimissioni dal corpo di guardia ducale, su consiglio del fratello divenne merciaio al dettaglio a Prato. Forse la sua nuova posizione richiedeva in una moglie delle conoscenze in fatto di merceria, forse c’era qualche ragazza di Prato che poteva fornirle, sta di fatto che non scriveva a Wilson frequentemente come avrebbe dovuto. Ma quale fosse stata la condotta da parte di quest’uomo altamente rispettabile e di sani princìpi morali, tanto da portare la signora Browning a esclamare nel 1850 “[Wilson] l’ha superata completamente, il che fa molto onore al suo buon senso e alla sua rettitudine di carattere. Come poteva continuare ad amare un uomo simile?” – perché Righi si fosse ridotto a “un uomo simile” in così poco tempo, è impossibile a dirsi. Abbandonata da Righi, Wilson si attaccò sempre più alla famiglia Browning. Ottemperava non solo ai doveri di cameriera personale, ma cucinava torte, confezionava vestiti, e divenne una balia premurosa per Penini, il bambino; cosicché col tempo il bambino la innalzò allo stesso rango della famiglia, alla quale apparteneva di diritto, e si rifiutò di chiamarla con qualunque altro nome se non Lily.