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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Solo due avvenimenti spezzarono la monotonia delle settimane passate a Londra. Un giorno di tarda estate i Browning fecero visita al reverendo Charles Kingsley, a Farnham. In Italia la terra sarebbe stata secca e riarsa come un mattone. Le pulci avrebbero dilagato. Ci si sarebbe trascinati languidamente di ombra in ombra, grati anche solo per la striscia proiettata dal braccio alzato di una delle statue di Donatello. Ma qui a Farnham i campi erano pieni d’erba verde; c’erano laghetti d’acqua azzurra; i boschi mormoravano, le zolle erano così morbide che le zampe rimbalzavano al tocco. I Browning e i Kingsley trascorsero insieme la giornata. E ancora una volta, mentre Flush li seguiva trotterellando, suonarono le trombe antiche; tornò l’antica estasi – era una lepre o era una volpe? Flush si lanciò per la brughiera del Surrey come non faceva dai vecchi tempi di Three Mile Cross. Un fagiano schizzò in alto come un razzo, in uno zampillo di porpora e oro. Aveva quasi affondato i denti nelle piume della sua coda quando risuonò una voce. Schioccò una frusta. Era il reverendo Charles Kingsley che lo richiamava bruscamente all’ordine? In ogni caso smise di correre. I boschi di Farnham erano severamente controllati.

Qualche giorno dopo riposava nel salotto di Welbeck Street, quando la signora Browning entrò vestita da passeggio e lo chiamò a sé da sotto lo chiffonnier. Gli agganciò il guinzaglio al collare e, per la prima volta dal settembre del 1846, si avviarono su per Wimpole Street. Quando arrivarono al portone numero 50 si fermarono, come ai vecchi tempi. Come ai vecchi tempi aspettarono. Il maggiordomo, come ai vecchi tempi, se la prendeva comoda. Infine il portone si aprì. Era Catilina quello accucciato sulla stuoia? Il vecchio cane sdentato sbadigliò e si stiracchiò e non li notò neppure. Salirono le scale furtivi e silenziosi, come una volta le avevano scese in passato. Molto silenziosamente, aprendo le porte come se avesse paura di quel che potesse trovarvi dentro, la signora Browning passò di stanza in stanza. Discese su di lei una certa mestizia mentre guardava. “...mi sembravano,” scrisse, “più piccole e scure, in qualche modo, e i mobili del tutto inadatti, e scomodi.” L’edera ancora picchiettava sul vetro della finestra della camera sul retro. La tenda dipinta ancora oscurava la vista delle case. Non era cambiato nulla. Non era successo nulla in tutti questi anni. Così passava di stanza in stanza, immersa con tristezza nei ricordi. Ma molto prima che finisse l’ispezione, Flush fu preso da un attacco d’ansia. E se il signor Barrett entrava e li trovava lì? E se, semplicemente aggrottando la fronte, con un solo sguardo, girava la chiave e li rinchiudeva per sempre nella camera sul retro? Alla fine la signora Browning chiuse le porte e tornò al piano di sotto, molto silenziosamente. Sì, disse, le sembrava che la casa avesse bisogno di una ripulita. Dopo quella volta, a Flush rimase un solo desiderio – lasciare Londra, lasciare l’Inghilterra per sempre. Non fu felice finché non si trovò sul ponte del battello a vapore che attraversava la Manica diretto in Francia. Fu un viaggio agitato. La traversata durò otto ore. Mentre il battello ballava e ondeggiava, nella mente di Flush si agitava un tumulto di ricordi confusi – signore in velluto viola, uomini cenciosi coi loro sacchi; Regent’s Park, e la regina Vittoria, che seguiva rapida i suoi battistrada; il verde dell’erba inglese e il fetore dei marciapiedi inglesi – tutto questo gli passava per la testa mentre giaceva disteso sul ponte; e, alzando lo sguardo, scorse un uomo severo, alto, appoggiato al parapetto.