Contents ( 5)
Tuttavia, per quanto piacerebbe al biografo poter desumere che la vita di Flush durante la mezza età fosse un’orgia di piaceri che trascendevano ogni descrizione, e sostenere che, mentre il bebè giorno dopo giorno imparava una parola nuova e dunque rimuoveva le sensazioni sempre più in là, fuori portata, Flush era destinato a restare per sempre in un Paradiso dove le essenze esistono nella loro purezza assoluta, e la nuda anima delle cose preme su nervi altrettanto scoperti – non sarebbe vero. Flush non viveva affatto in un Paradiso simile. Forse solo lo spirito che vaga da una stella all’altra, solo l’uccello il cui volo altissimo sopra le nevi polari o le foreste tropicali non lo porta mai nel raggio delle case umane con le loro volute di fumo, possono, per quanto ne sappiamo, godere di una tale immunità, una tale integra beatitudine. No, Flush s’era accucciato su ginocchia umane e aveva sentito le voci degli uomini. La sua carne era venata di passioni umane; conosceva tutti gli stadi della gelosia, dell’ira e della disperazione. Ora in estate era tormentato dalle pulci. Con crudele ironia, quello stesso sole che faceva maturare l’uva portava anche le pulci. “...il martirio di Savonarola qui a Firenze,” scriveva la signora Browning, “a stento può dirsi peggiore di quello di Flush in estate.” Le pulci prendevano vita in ogni angolo delle case fiorentine; saltellavano e balzavano fuori da ogni fessura di quella pietra antica; da ogni piega di vecchia tappezzeria; da ogni mantella, cappello e coperta. Facevano il nido nel pelo di Flush. Avanzavano a morsi nella parte più fitta del suo manto. Lui si grattava fino a lacerarsi la pelle. La sua salute ne soffriva; si fece depresso, magro, febbricitante. Fu chiamata in causa Miss Mitford. Che rimedio c’era, scrisse ansiosamente la signora Browning, contro le pulci? Miss Mitford, sempre seduta nella sua serra a Three Mile Cross, sempre intenta a scrivere tragedie, posò la penna e cercò le sue vecchie ricette – quello che aveva dato a Mayflower, o Rosebud. Ma le pulci a Reading muoion o in un attimo. Le pulci a Firenze invece sono rosse e virili. Per loro le polverine di Miss Mitford erano al massimo tabacco da fiuto. Disperati, il signor e la signora Browning si misero in ginocchio davanti a un secchio d’acqua e fecero del loro meglio per esorcizzare quelle pesti con sapone e spazzola. Invano. Poi un giorno il signor Browning, portando Flush a passeggio, notò che la gente li additava; sentì un uomo mormorare “la rogna”, portandosi il dito al naso. Dato che ormai “Robert è affezionato a Flush quanto lo sono io”, fare la sua passeggiata pomeridiana con un amico e sentirlo stigmatizzare così fu intollerabile. Robert, scrisse sua moglie, “non l’avrebbe più sopportato”. Rimaneva un solo rimedio, ma era un rimedio drastico quasi quanto la malattia stessa. Per quanto democratico Flush fosse diventato, noncurante delle insegne del rango, rimaneva comunque un gentiluomo per nascita, secondo la definizione di Philip Sidney: il suo pedigree lo portava sulla schiena. Il suo manto significava per lui ciò che un orologio d’oro con su inciso lo stemma di famiglia significa per un signorotto impoverito, i cui immensi ettari di terra si sono ridotti a quell’unico cerchio. Era il pelo che il signor Browning ora proponeva di sacrificare. Chiamò a sé Flush e, “preso un paio di forbici, lo tosò tutt’intorno, facendolo assomigliare a un leone”.