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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Non erano a Firenze da molto quando una notte ci fu un tale strepito, un tale trepestio in strada che corsero al balcone per vedere cosa stesse succedendo. Una gran folla avanzava proprio lì sotto. Innalzavano striscioni e gridavano e cantavano. A tutte le finestre si affollavano volti; tutti i balconi si riempirono di figure. La gente dalla finestra gettava fiori e foglie d’alloro alla gente in strada; e la gente in strada – uomini seriosi, giovani donne gioiose – si baciava e tendeva i bambini verso la gente affacciata al balcone. Il signor e la signora Browning si sporsero dalla balaustra e batterono e batterono le mani. Passò uno striscione dopo l’altro. Le torce li illuminavano coi loro lampi di luce. Su uno c’era scritto “Libertà”; su un altro “Italia Unita”; e “A Ricordo dei Martiri” e “Viva Pio Nono” e “Viva Leopoldo Secondo” – per tre ore e mezzo gli striscioni passarono e la gente esultò e il signor e la signora Browning rimasero sul balcone con sei candele accese, salutando e risalutando con la mano. Per un po’ anche Flush, allungato in mezzo a loro con le zampe sul davanzale, fece del suo meglio per partecipare alla gioia. Ma alla fine – non poté nasconderlo – fece uno sbadiglio. “Ammise finalmente che pensava la stessero facendo un po’ troppo lunga,” osservò la signora Browning. Un certo affaticamento, un dubbio, una sorta di irriverenza lo aveva preso. A che scopo tutto ciò?, si chiedeva. Chi era questo Granduca, e cosa aveva promesso? Perché erano tutti così assurdamente eccitati? – l’ardore della signora Browning, che salutava e salutava con la mano al passaggio degli striscioni, per qualche motivo lo irritava. Tutto quell’entusiasmo per un Granduca era un’esagerazione, sentiva. Ma poi, quando il Granduca passò, si accorse che una cagnetta si era fermata sulla porta. Cogliendo l’occasione in un momento di entusiasmo particolarmente acceso della signora Browning, scivolò via dal balcone e se la svignò. Tra gli striscioni e tra le folle la seguì. Lei fuggiva sempre più lontano, nel cuore di Firenze. Le urla risuonavano più fioche; si placarono le grida di tripudio della gente, fino a tacere. Le fiamme delle torce si spensero. Solo una o due stelle brillavano sull’acqua increspata dell’Arno, dove Flush giaceva con la spaniel pezzata al suo fianco, insieme accucciati nel guscio di una vecchia cesta, nel fango. Lì, nell’estasi d’amore, rimasero finché il sole sorse nel cielo. Flush non tornò prima delle nove del mattino dopo, e la signora Browning lo salutò con una certa ironia – avrebbe almeno potuto ricordarsi, pensò, che oggi era il primo anniversario del suo matrimonio. Ma immaginava che “si fosse divertito moltissimo”. Era vero. Mentre lei aveva provato un’inspiegabile soddisfazione alla vista di quarantamila persone accalcate, di fronte alle promesse di granduchi e ai sogni sbandierati al vento sugli striscioni, Flush aveva preferito di gran lunga la cagnetta alla porta.

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