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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Ma, a essere franchi, non era per osservare i quadri, per addentrarsi in chiese buie e ammirare affreschi sbiaditi, che Flush se ne scappava non appena veniva lasciata aperta la porta di Casa Guidi. Era per godere di qualcosa, era in cerca di qualcosa che gli era stato negato per anni. Una volta il corno da caccia di Venere aveva suonato la sua musica selvaggia per i campi del Berkshire; aveva amato la cagnetta del signor Partridge; lei gli aveva dato un figlio. Ora sentiva la stessa voce risuonare per le strette vie di Firenze, ma era più imperiosa, molto più imperiosa, dopo tutti quegli anni di silenzio. Ora Flush conosceva ciò che gli uomini non potranno mai conoscere – l’amore puro, l’amore semplice, l’amore intero; l’amore che non lascia preoccupazioni dietro di sé; che non ha vergogna; non ha rimorsi; che ora c’è e ora non c’è più, come l’ape sul fiore prima c’è e poi sparisce. Oggi il fiore è una rosa, domani un giglio; ora è il cardo selvatico sulla brughiera, ora invece l’orchidea che si apre a sbuffo, in pompa magna, nella serra. Così, variando, liberamente, Flush abbracciava la spaniel pezzata nel vicolo, e la cagnetta striata e quella col pelo giallo – non importava quale. Per Flush era la stessa cosa. Seguiva il corno ovunque risuonasse, ovunque il vento sospingesse il suono. L’amore era tutto; l’amore bastava a tutto. Nessuno lo rimproverava per le sue scappatelle. Il signor Browning si limitava a una risata – “Piuttosto disdicevole per un cane rispettabile come lui” – quando Flush rientrava a tarda notte o presto al mattino dopo. Anche la signora Browning rideva, mentre Flush crollava sul pavimento della camera da letto e dormiva sonoramente sul blasone della famiglia Guidi intarsiato in scagliola.

Le stanze di Casa Guidi infatti erano spoglie. Tutti gli addobbi dei giorni che aveva passato da recluso erano svaniti. Il letto era un letto; il lavabo era un lavabo. Ogni cosa era se stessa e non altro. Il salotto era ampio, e conteneva poche sedie antiche d’ebano scolpito. Sopra al caminetto era appeso uno specchio con due lumi sostenuti da amorini. Anche la signora Browning s’era tolta gli scialli indiani. Portava un cappellino di seta lucida e impalpabile come piaceva a suo marito. I capelli li pettinava in un altro modo. E quando il sole tramontava e le persiane si aprivano passeggiava sul balcone, con un vestito bianco di mussolina leggera. Amava sedersi lì a guardare, ascoltare, osservare la gente in strada.