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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Wilson, è vero, per un periodo mantenne l’equilibrio britannico. Il ricordo di maggiordomi e cucine nel seminterrato, di portoni e tendine, non si cancellò dalla sua mente senza un certo sforzo. Aveva ancora la buona creanza di abbandonare una galleria d’arte “offesa dall’indecenza della Venere”. E più tardi, quando le fu concesso, grazie al favore di un’amica, di sbirciare attraverso una porta gli splendori della Corte del Granduca, sostenne con lealtà la superiorità dello splendore di St James. “Molto modesta,” riportò, “a paragone della Corte inglese.” Ma mentre guardava, la magnifica figura di una guardia del corpo del Granduca le rapì gli occhi. Le si accese la fantasia; traballò ogni senso del giudizio; si ribaltarono i suoi princìpi morali. Lily Wilson si innamorò perdutamente del signor Righi, la guardia.

E proprio come la signora Browning esplorava la sua nuova libertà e godeva di tutte le scoperte che faceva, anche Flush faceva le sue scoperte ed esplorava la sua libertà. Prima di lasciare Pisa – nella primavera del 1847 si spostarono a Firenze – Flush aveva fatto i conti con una verità curiosa, e all’inizio sconvolgente: le leggi del Kennel Club non sono universali. Si era spinto ad accettare il fatto che i ciuffetti non sono necessariamente una disgrazia fatale. Aveva di conseguenza aggiornato il suo codice. Aveva agito, all’inizio con una certa esitazione, in base a una nuova concezione della società canina. Diventava ogni giorno più democratico. Già a Pisa, aveva notato la signora Browning, “...esce ogni giorno e parla in italiano con i cagnolini”. Ora a Firenze caddero gli ultimi anelli delle sue vecchie catene. Il momento della liberazione giunse un giorno alle Cascine. Mentre correva sul prato “verde smeraldo” inseguendo “i fagiani tutti vivaci e svolazzanti”, Flush ripensò improvvisamente a Regent’s Park e alla sua legge: I cani devono essere portati al guinzaglio. Dov’era ora quel “dovere”? Dov’erano ora i guinzagli? Dov’erano i guardaparco e i manganelli? Spariti, assieme ai ladri di cani e ai Kennel Club e ai Club degli Spaniel di un’aristocrazia corrotta!

Spariti, assieme alle carrozze e ai landò! Assieme a Whitechapel e Shoreditch! Correva, scorrazzava; il pelo rifulgeva al sole; gli occhi sfavillavano. Ora era amico di tutto il mondo. Tutti i cani erano suoi fratelli. Non gli serviva nessun guinzaglio in questo nuovo mondo; non aveva alcun bisogno di protezione. Se il signor Browning tardava per la sua passeggiata – lui e Flush erano ora i migliori amici – Flush audacemente lo richiamava all’ordine. “Si mette in piedi davanti a lui e abbaia nel modo più imperioso possibile,” osservava la signora Browning con una certa irritazione – poiché il suo rapporto con Flush era ora molto meno emotivo rispetto ai tempi andati; non aveva più bisogno del suo pelo rosso e dei suoi occhi accesi perché le donassero ciò che le era mancato in termini di esperienza; aveva trovato Pan per conto suo, fra le vigne e gli alberi di ulivo; anche la sera lui era lì, vicino al fuoco di rami di pino. Così, se il signor Browning perdeva tempo, Flush si alzava e abbaiava; ma se il signor Browning preferiva restare a casa a scrivere, non importava. Flush ora era indipendente. Il glicine e il laburno fiorivano sui muri; gli alberi di Giuda lampeggiavano colorati nei giardini; i tulipani selvatici costellavano i campi. Perché avrebbe dovuto aspettare? Ed ecco che correva via da solo. Ora era padrone di se stesso. “...esce da solo, e sta via per ore intere,” scriveva la signora Browning; “...conosce ogni via di Firenze – deve averla vinta su tutto. Non ho mai paura quando si assenta,” aggiunse, ricordando con un sorriso le ore di agonia in Wimpole Street e la banda in agguato pronta a strapparlo da sotto i piedi dei cavalli, se solo dimenticava il guinzaglio in Vere Street. La paura era sconosciuta a Firenze; qui non c’erano ladri di cani, e qui potrebbe aver sospirato, non c’erano padri.