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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Così passarono il lunedì, e il martedì e il mercoledì e il giovedì. Su tutti loro s’era distesa una coltre di silenzio, di pasti e discorsi e riposini sul sofà come al solito. Flush, agitandosi in un sonno inquieto, sognò che erano accucciati insieme sotto felci e foglie in una vasta foresta; poi le foglie si scostarono e lui si svegliò. Era buio; ma nell’oscurità vide Wilson entrare furtiva, prendere il baule da sotto il letto e trasportarlo silenziosamente fuori dalla camera. Questo accadde nella notte di venerdì, 18 settembre. Per tutta la mattina del sabato Flush rimase disteso come si sta quando si sa che in qualunque momento potrebbe cadere un fazzoletto, o suonare un fischio leggero, e sarà il segnale di vita o di morte. Osservò Miss Barrett che si vestiva. A un quarto alle quattro la porta si aprì ed entrò Wilson. Poi fu dato il segnale – Miss Barrett lo prese in braccio. Si alzò e andò verso la porta. Per un attimo rimasero a guardare la stanza, tutt’intorno. Ecco il sofà, e vicino la poltrona del signor Browning. Ecco i busti e i tavoli. Il sole filtrava tra le foglie d’edera e la tenda con i contadini a passeggio si gonfiava leggera. Tutto era come al solito. Sembrava che movimenti simili si sarebbero ripetuti almeno un milione di altre volte. Ma per Miss Barrett e Flush questa era l’ultima. Molto silenziosamente Miss Barrett chiuse la porta.

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Molto silenziosamente scivolarono giù per le scale, passando oltre il salotto, la biblioteca, la sala da pranzo. Tutto aveva l’aspetto di sempre; l’odore di sempre; tutto era tranquillo, come addormentato in quel caldo pomeriggio di settembre. Anche Catilina dormiva sulla stuoia nell’atrio. Guadagnarono il portone e in gran silenzio girarono la maniglia. Una carrozza aspettava fuori.

“Da Hodgson’s,” disse Miss Barrett. Parlava quasi sottovoce. Flush sedeva immobile sulle sue ginocchia. Per nulla al mondo avrebbe rotto quel terribile silenzio.

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Seguirono ore, giorni, settimane, sembrò, di tenebre e scossoni; di luci improvvise; e poi lunghe gallerie buie; scuotimenti di qua e di là; repentini sollevamenti in alto verso la luce; e poi la vista ravvicinata del

volto di Miss Barrett, e alberi esili e fili e rotaie e case alte a chiazze di luce – poiché era costume barbaro delle ferrovie a quel tempo costringere i cani a viaggiare in gabbia. Ma Flush non aveva paura; erano in fuga; si stavano lasciando alle spalle tiranni e ladri di cani. Cigola pure, sferraglia, sferraglia e cigola quanto ti pare, mormorava, mentre il treno lo sballottava di qua e di là; basta che ci porti via da Wimpole Street e Whitechapel. Alla fine la luce aumentò; gli scossoni finirono. Sentì cantare gli uccelli e il sospiro degli alberi nel vento. O era uno scroscio d’acqua? Aprendo finalmente gli occhi, scuotendo finalmente il pelo, vide... la vista più sorprendente che si possa concepire: Miss Barrett su una roccia nel bel mezzo di acque scroscianti. Gli alberi si piegavano su di lei; il fiume le correva intorno veloce. Doveva essere in pericolo. Con un balzo Flush entrò sguazzando nel fiume e la raggiunse. “...eccolo battezzato nel nome di Petrarca,” disse Miss Barrett mentre lui si arrampicava sulla roccia accanto a lei. Erano infatti a Valchiusa; lei s’era appollaiata su una roccia al centro della fonte di Petrarca.