Contents ( 5)
Intanto il crepuscolo del 5 settembre svaniva nell’oscurità della notte a Whitechapel. La porta della stanza si aprì di nuovo con un calcio. Un uomo peloso tirò via Flush dal suo angolo, prendendolo per la collottola. Alzando lo sguardo verso l’orrendo viso del suo vecchio nemico, Flush non capiva se lo stavano portando via per ucciderlo o per liberarlo. Non fosse stato per quell’unico fantasma di ricordo, non gliene sarebbe importato nulla. L’uomo si piegò. Perché quelle grosse dita gli frugavano intorno al collo? Era un coltello o una catena? Barcollando, mezzo accecato, sulle zampe malferme, Flush fu condotto fuori, all’aria aperta.
In Wimpole Street Miss Barrett non riusciva a mandare giù la cena. Flush era morto, o era vivo, Flush? Non lo sapeva. Alle otto bussarono alla porta; era la solita lettera del signor Browning. Ma quando la porta si aprì per lasciare entrare la lettera, entrò correndo anche qualcun altro: Flush. Andrò dritto verso la sua ciotola color porpora. Fu riempita tre volte, una dopo l’altra; e lui ancora beveva. Miss Barrett guardava quel cane confuso, frastornato, sporco, mentre beveva. “Non era entusiasta di rivedermi come avevo immaginato,” osservò. No, desiderava una sola cosa al mondo – acqua pulita.
Dopo tutto, Miss Barrett aveva solo visto di sfuggita le facce di quegli uomini, e già così se le sarebbe ricordate per tutta la vita. Flush era rimasto alla loro mercé, in mezzo a loro, per cinque giorni interi. Ora, mentre di nuovo riposava sui cuscini, l’acqua fredda era la sola cosa che sembrava avesse sostanza, realtà. Beveva continuamente. Gli antichi dèi della camera da letto – la libreria, l’armadio, i busti – sembravano aver perso sostanza. La camera non era più il mondo intero; era solo un rifugio; solo una cavità protetta da un’unica, tremolante foglia di lapazio in una foresta in cui bestie feroci si aggiravano a caccia e strisciavano serpenti velenosi; dove c’era un assassino in agguato dietro ogni albero, pronto a scattare. Mentre giaceva confuso ed esausto sul sofà ai piedi di Miss Barrett, i guaiti dei cani legati, gli strepiti degli uccelli terrorizzati gli risuonavano ancora nelle orecchie. Quando la porta si apriva trasaliva, aspettandosi di vedere un uomo irsuto con un coltello – era solo il signor Kenyon con un libro; era solo il signor Browning con i suoi guanti gialli. Ma adesso evitava il signor Kenyon e il signor Browning. Non si fidava più di loro. Dietro quei volti amichevoli e sorridenti c’erano il tradimento, la crudeltà, l’inganno. Le loro carezze erano false. Aveva timore anche di accompagnare Wilson fino alla cassetta della posta. Non si muoveva senza guinzaglio. Quando gli dicevano “‘Povero Flush, ti hanno portato via quei cattivoni?’, lui alzava la testa, e gemeva, guaiva forte”. Al semplice schiocco di una frusta se la dava a gambe giù per le scale del cortiletto, per mettersi in salvo. In casa si stringeva sempre più vicino a Miss Barrett sul sofà. Lei sola non lo aveva abbandonato. Conservava ancora un po’ di fiducia in lei. Gradualmente, Miss Barrett riacquistò una qualche sostanza. Esausto, tremante, sporco e molto magro, riposava ai suoi piedi sul sofà.