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“Uscirono due o tre uomini. ‘Ah, cercate il signor Taylor, immagino!’” Una carrozza con due signore poteva inoltrarsi in questo mondo misterioso per una sola commissione, e quella commissione era già chiara. Era tutto estremamente sinistro. Uno degli uomini entrò di corsa in una casa, e ne uscì dicendo che il signor Taylor “non c’era! Ma non volevo intanto scendere? Wilson, con un a parte pieno di terrore, mi pregò di non pensarci neanche”. Una banda di uomini e ragazzi premeva intorno alla carrozza. “Non volevo allora magari vedere la signora Taylor?” chiese l’uomo. Miss Barrett non aveva desiderio alcuno di vedere la signora Taylor; ma a questo punto una donna grassa, enorme, uscì dalla casa, “grassa abbastanza da avere avuto la coscienza a posto per tutta la vita”, e informò Miss Barrett che il marito era fuori: “di ritorno magari tra qualche minuto, o qualche ora – non volevo intanto scendere e aspettare?”. Wilson la tirò per il vestito. Immaginarsi di aspettare in casa di quella donna! Già era tremendo stare sedute nella carrozza con quella banda di uomini e ragazzi che premevano tutt’intorno. Così Miss Barrett trattò con l’“immenso bandito femmina” dalla carrozza. Disse che il signor Taylor aveva il suo cane; il signor Taylor aveva promesso di restituire il cane; voleva, il signor Taylor, riportare con certezza il suo cane in Wimpole Street, quel giorno stesso? “Oh, sì, naturalmente,” rispose la grassa signora con il più cortese dei sorrisi. Era sicura che Taylor fosse uscito di casa precisamente a quello scopo. E poi “inclinò la testa a destra e a sinistra con una grazia naturalissima”.
Così la carrozza fece inversione e lasciò Manning Street, Shoreditch. Wilson era dell’opinione che “avevamo salvato la pelle per un soffio”. Anche Miss Barrett si era allarmata. “Era chiarissimo quanto fosse forte la banda da quelle parti. La Società, la Fancy... aveva messo radici,” scrisse. La mente di lei brulicava di pensieri, gli occhi erano pieni di immagini. Ecco dunque cosa si celava dall’altra parte di Wimpole Street – quelle facce, quelle case. Seduta nella carrozza davanti al pub aveva visto più di quanto avesse mai visto nei cinque anni passati sul divano nella camera sul retro in Wimpole Street. “Le facce di quegli uomini!” esclamava. Erano impresse a fuoco sulle sue pupille. Stimolavano la sua immaginazione come “le divine presenze marmoree”, i busti sulla libreria, non l’avevano mai stimolata. In questo posto vivevano donne come lei; mentre lei riposava sul sofà, leggeva, scriveva, loro vivevano così. Ma la carrozza ormai sobbalzava di nuovo tra le case a quattro piani. Ecco i portoni e le finestre familiari: il viale mattonato, i battenti d’ottone, le tende regolari. Ecco Wimpole Street, e il numero 50. Wilson saltò subito fuori – si può immaginare con quale sollievo nel ritrovarsi al sicuro. Ma Miss Barrett, forse, esitò un momento. Vedeva ancora “le facce di quegli uomini”. Le sarebbero ritornate davanti anni dopo, mentre sedeva e scriveva su un balcone inondato di sole in Italia. Avrebbero ispirato i passaggi più vividi di Aurora Leigh. Ma ora il maggiordomo aveva aperto il portone, e lei risalì in camera sua.