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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Ma nell’estate del 1846 il segno non era ancora comparso; e l’unica condotta sicura per coloro che vivevano in Wimpole Street e dintorni era di limitarsi tassativamente all’area rispettabile, quando si portava il cane al guinzaglio. Se ci si dimenticava di farlo, come si dimenticò Miss Barrett, si pagava la penale, come Miss Barrett si apprestava a fare. I termini secondo i quali Wimpole Street conviveva gomito a gomito con St Giles erano ben chiari. St Giles rubava ciò che poteva; Wimpole Street pagava ciò che doveva. Così Arabel subito “iniziò a rincuorarmi dimostrandomi come fosse certo che avrei potuto riaverlo per dieci sterline al massimo”. Dieci sterline, si calcolava, era più o meno il prezzo che il signor Taylor avrebbe richiesto per un cocker spaniel. Mr Taylor era il capo della banda. Non appena una signora di Wimpole Street perdeva il suo cane, si recava dal signor Taylor; lui stabiliva il prezzo, e veniva pagato; se no, qualche giorno dopo veniva recapitato in Wimpole Street un involto di carta da pacchi, contenente la testa e le zampe del cane. Questa, almeno, era stata l’esperienza di una signora del quartiere che aveva cercato di negoziare con il signor Taylor. Ma Miss Barrett naturalmente intendeva pagare. Così, arrivata a casa, raccontò tutto a suo fratello Henry, e Henry andò a parlare col signor Taylor quello stesso pomeriggio. Lo trovò “che fumava il sigaro in una stanza piena di quadri” – si diceva che il signor Taylor guadagnasse due o tremila sterline all’anno grazie ai cani di Wimpole Street – e il signor Taylor promise di conferire con la sua “Società”, e che il cane sarebbe stato restituito il giorno dopo. Per quanto fastidioso fosse tutto ciò, e particolarmente irritante, in un momento in cui Miss Barrett aveva bisogno di ogni suo risparmio, tali erano le inevitabili conseguenze quando ci si dimenticava, nel 1846, di portare a spasso il proprio cane con il guinzaglio.

Ma per Flush le cose erano molto diverse. Flush, rifletteva Miss Barrett, “non sa che possiamo recuperarlo”; Flush non padroneggiava del tutto i princìpi della società umana. “Abbaierà, si lamenterà tutta la notte, lo so perfettamente,” scrisse Miss Barrett a Mr Browning nel pomeriggio di martedì 2 settembre.

E in effetti, mentre Miss Barrett scriveva a Mr Browning, Flush stava attraversando l’esperienza più terribile della sua vita. Era completamente frastornato. Un momento prima era in Vere Street, tra nastri e merletti; e ora eccolo piombare, ruzzolando, in un sacco; prima sballottato velocemente per le strade, e ora alla fine eccolo fuori – qui. Nel buio più totale. Al freddo e all’umidità. Quando gli passarono le vertigini, riuscì a distinguere qualche forma nella stanza buia e dal soffitto basso – sedie rotte, un materasso buttato a terra. Poi fu preso e legato saldamente per la zampa a un qualche ingombro. C’era qualcosa che si allungava sul pavimento – se fosse una bestia o un essere umano, non riusciva a capirlo. Grandi stivaloni e gonne inzaccherate entravano e uscivano incespicando. Le mosche ronzavano intorno a rimasugli di carne vecchia lasciata a marcire sul pavimento. Dei bambini spuntavano gattonando dai recessi più bui e gli tiravano le orecchie. Guaì, e una mano pesante gli tirò un colpo in testa. Indietreggiò, accucciandosi su pochi centimetri di mattone umido contro il muro. Ora vedeva che il pavimento era affollato di animali di specie diverse. Dei cani tormentavano e si contendevano un osso rancido che avevano trovato da qualche parte. Le loro costole spuntavano dal pelo – erano mezzi morti di fame, sporchi, malati, non pettinati e non spazzolati; eppure tutti loro, Flush lo vedeva bene, erano cani di razza, cani da guinzaglio, cani da lacchè, proprio come lui.