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Ma poi, con un tono di voce controllato, sicuro, gli disse che non lo avrebbe amato mai più. Quella freccia gli trafisse il cuore. Avevano vissuto insieme tutti quegli anni, condiviso tutto, e ora, per la debolezza di un istante, lei non lo avrebbe amato mai più. Poi, come a liberarsi di lui, Miss Barrett prese i fiori che il signor Browning le aveva portato e iniziò a metterli in un vaso pieno d’acqua. Fu un atto, pensò Flush, di calcolata e deliberata cattiveria; un atto concepito per fargli sentire più intensamente la sua propria insignificanza. “Questa rosa me l’ha data lui,” sembrava dire, “e anche questo garofano. Ecco, il rosso splenderà accanto al giallo; e il giallo accanto al rosso. E la foglia verde dovrà stare lì...” E, disponendo un fiore vicino all’altro, fece un passo indietro per osservare – come se davanti a lei ci fosse stato lui, l’uomo dai guanti gialli – la massa di fiori brillanti. Ma pure così, pure mentre premeva insieme foglie e fiori, non poteva del tutto ignorare la fissità dello sguardo con cui Flush la scrutava. Non poteva negare quella “espressione di vera disperazione sul suo volto”. Non poté fare a meno di intenerirsi. “E alla fine gli ho detto, ‘Se farai il bravo, Flush, potrai venire a scusarti’, al che Flush ha attraversato di corsa la stanza e, tutto tremante, ha baciato prima una delle mie mani e poi l’altra, e alzato le zampine perché le stringessi, e mi ha guardato in faccia con occhi così imploranti che certamente l’avreste perdonato anche voi, proprio come ho fatto io.” Fu questo il racconto con cui riportò la faccenda al signor Browning; e lui ovviamente rispose: “Oh, povero Flush, non pensate che sia proprio per questo che gli voglio bene, e lo rispetto? Per questa sua gelosa supervisione – per la sua riluttanza a conoscere altri, avendo conosciuto voi?”. Era ben facile per il signor Browning fare il magnanimo, ma proprio quella facile magnanimità era forse la spina più aguzza conficcata nel fianco di Flush.