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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Di lui non si accorgevano quasi. Avrebbe potuto essere un ciocco di legno messo lì ai piedi di Miss Barrett, tanto poca era l’attenzione che il signor Browning gli riservava. A volte gli faceva una carezza sulla testa – in modo rapido, frettoloso, energico, senza sentimento – quando gli passava vicino. Qualunque cosa significasse quella strofinata, Flush non sentiva altro che un’intensa antipatia per il signor Browning. La semplice vista di quell’uomo, così ben vestito, così teso, così muscoloso, mentre torceva quei guanti gialli tra le mani, gli faceva serrare i denti. Ah! Se solo avesse potuto affondarli nella stoffa dei suoi pantaloni, fino in fondo! E tuttavia non osava. Insomma: quell’inverno – il 1845-46 – fu il più angosciante che Flush avesse mai vissuto.

L’inverno passò; e tornò la primavera. Flush non riusciva a intravedere la fine della storia; e però allo stesso modo del fiume che, pur riflettendo alberi immobili e mucche al pascolo e corvi che fanno ritorno alle fronde più in cima, si muove inevitabilmente verso la cascata, così quei giorni, Flush lo sapeva benissimo, precipitavano verso una catastrofe. Voci di cambiamento aleggiavano nell’aria. A volte pensava che fosse imminente un esodo di massa. C’era in casa quell’indefinibile fermento che precede – era mai possibile? – un viaggio. Furono addirittura spolverate le valigie, anzi, incredibile a dirsi, furono aperte. Poi furono richiuse. No, non era la famiglia che partiva. I fratelli e le sorelle entravano e uscivano ancora come al solito. Il signor Barrett faceva la sua visita serale, dopo che se n’era andato l’uomo, all’ora consueta. Che cosa, allora, stava per accadere? Sì, perché, col passare dell’estate del 1846, Flush era sicuro che stesse arrivando un cambiamento. Lo sentiva di nuovo nel suono alterato delle voci che eternamente parlavano. La voce di Miss Barrett, prima supplicante e timorosa, aveva perso quella nota vacillante. Risuonava di una determinazione e di un coraggio che Flush non aveva mai sentito prima in lei. Se solo il signor Barrett avesse potuto udire il tono col quale lei accoglieva questo usurpatore, la risata con cui lo salutava, l’esclamazione con cui lui le prendeva la mano nella sua! Ma non c’era nessuno nella stanza con loro eccetto Flush. Per lui il cambiamento era assolutamente insopportabile. Non era solo il fatto che Miss Barrett stesse cambiando nei confronti di Mr Browning: lei stava cambiando in ogni relazione – cambiavano i suoi sentimenti verso lo stesso Flush. Riceveva più bruscamente le sue effusioni; tagliava corto sulle sue tenerezze, ridendo; gli faceva sentire che c’era qualcosa di futile, sciocco, affettato nei suoi modi abituali e affettuosi. La vanità di lui fu punta sul vivo. La sua gelosia infiammata. Alla fine, quando arrivò luglio, si decise a fare un ultimo, violento tentativo di riguadagnare il favore della padrona, e forse anche di cacciare il nuovo arrivato. Come raggiungere questo duplice scopo non lo sapeva, né poteva pianificarlo. Ma improvvisamente, l’8 luglio, i suoi sentimenti ebbero la meglio. Si gettò sul signor Browning e lo morse selvaggiamente. Ecco infine che i suoi denti affondavano nella stoffa immacolata dei pantaloni del signor Browning! Ma l’arto all’interno era duro come il ferro – in confronto, la gamba del signor Kenyon era burro. Il signor Browning lo liquidò con un colpetto della mano e continuò a parlare. Né lui né Miss Barrett sembrarono pensare che l’attacco fosse degno di attenzione. Completamente sconfitto, rimesso al suo posto, senza più frecce al suo arco, Flush si accasciò tra i cuscini, ansimando di rabbia e delusione. Ma aveva sottovalutato il discernimento di Miss Barrett. Quando il signor Browning se ne fu andato, lo chiamò a sé e gli inflisse la punizione peggiore che avesse mai avuto. Prima lo colpì sulle orecchie – e quello era niente; strano a dirsi, ma lo schiaffo quasi gli piacque; ne avrebbe accettato volentieri un altro.