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Un altro incidente, qualche giorno dopo, dimostrò quanto fossero ormai distanti, loro che erano stati così vicini, e quanto poco Flush potesse ora contare sulla solidarietà di Miss Barrett. Un pomeriggio, dopo che il signor Browning se n’era andato, Miss Barrett decise di farsi portare a Regent’s Park, con la sorella. Mentre scendevano al cancello del parco, lo sportello della carrozza si era richiuso sulla zampa di Flush. Lui aveva “pianto pietosamente” e l’aveva tesa verso Miss Barrett, per cercare compassione. In altri giorni quella compassione sarebbe stata riversata copiosamente su di lui, e per molto meno. Ma ora un’espressione distaccata, beffarda, critica apparve negli occhi di lei. Aveva riso di lui. Pensava che fingesse: “...non appena ha toccato l’erba ha iniziato a correre senza più sprecarci sopra un pensiero,” scrisse. E commentò sarcastica: “Flush sfrutta sempre al massimo le sue sventure – appartiene alla scuola di Byron – il se pose en victime”. Ma su questo Miss Barrett, assorbita dalle proprie emozioni, lo aveva giudicato in modo del tutto sbagliato. Se anche la zampa si fosse rotta, lui si sarebbe messo a saltare comunque. Quel balzo era la sua risposta alla derisione di lei; ho chiuso con te – era quello il messaggio che le lanciava correndo. Gli sembrava che i fiori avessero un odore amaro; l’erba gli bruciava le zampe; la polvere gli riempiva di delusione le narici. Ma lui correva – scorrazzava. “I cani devono essere tenuti al guinzaglio” – ecco il solito cartello; ecco le guardie del parco con i loro cappelli a cilindro e i loro manganelli, pronti a farlo rispettare. Ma la parola “dovere” non aveva più senso alcuno per lui. La catena dell’amore s’era spezzata. Ora avrebbe corso dove voleva; inseguito pernici; inseguito altri spaniel; scorrazzato in mezzo alle aiuole di dalie; strappato rose rosse e gialle brillanti, splendenti. Le guardie agitassero pure i loro manganelli, se ne avevano voglia. Che gli spaccassero pure la testa. Poteva anche cadere, morto, sbudellato, ai piedi di Miss Barrett. Non gli importava niente. Ma naturalmente non successe nulla di tutto ciò. Nessuno lo seguì; nessuno lo notò. Il guardiano solitario parlava con una bambinaia. Alla fine Flush tornò da Miss Barrett e lei distrattamente gli fece scivolare il guinzaglio intorno al collo, e lo riportò a casa.
Dopo due umiliazioni simili lo spirito di un cane ordinario, perfino lo spirito di un essere umano ordinario, si sarebbe facilmente abbattuto. Ma Flush, con tutta la sua setosa morbidezza, aveva occhi di fuoco; e nutriva passioni che sapevano non solo guizzare con fiamme intensissime, ma anche affondare, covare nella cenere. Si risolse a fronteggiare il nemico faccia a faccia, e da solo. Nessun terzo doveva intrufolarsi nello scontro finale: solo i diretti interessati. Il pomeriggio di martedì 21 luglio, quindi, strisciò al piano di sotto, e aspettò nell’atrio. Non dovette attendere molto. Presto sentì il passo pesante e familiare nella strada, il familiare colpetto sul portone. Il signor Browning fu fatto entrare. Vagamente consapevole dell’attacco incombente, e determinato ad andargli incontro con lo spirito più conciliante possibile, il signor Browning era arrivato provvisto di un pacchetto di dolci. Flush lo aspettava nell’atrio. Il signor Browning fece, evidentemente, il tentativo di accarezzarlo, con le migliori intenzioni; forse si spinse persino a offrirgli un dolcetto. Quel gesto bastò. Flush si gettò sul nemico con una violenza senza pari. La sua dentatura affondò nuovamente nei pantaloni del signor Browning. Ma sfortunatamente, nell’eccitazione del momento, aveva dimenticato l’elemento più essenziale – il silenzio. Abbaiò; si gettò sul signor Browning abbaiando forte; il che bastò ad allarmare la casa intera. Wilson corse di sotto. Wilson lo picchiò sonoramente. Wilson lo sopraffece completamente. Wilson lo portò via, coperto di ignominia. Sì, era proprio ignominia – aver attaccato il signor Browning, essere stato picchiato da Wilson. Il signor Browning non aveva alzato un dito. Portandosi via i dolcetti, continuò per la sua strada, illeso, impassibile, con perfetta compostezza, e salì da solo nella camera da letto. Flush fu condotto via.ù