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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Ma nonostante la loro incredibile cecità, persino i membri della famiglia di Miss Barrett iniziarono a notare, col passare delle settimane, un cambiamento in lei. Aveva abbandonato la sua stanza e ora scendeva per sedersi in salotto. Poi fece qualcosa che non faceva da moltissimi giorni: andò con le sue gambe fino al cancello di Devonshire Place insieme alla sorella. Gli amici, la famiglia, tutti si stupivano del suo miglioramento. Ma solo Flush sapeva da dove venisse la sua forza – veniva da quell’uomo scuro seduto in poltrona. Tornò ancora, e ancora e ancora. Dapprima una volta a settimana; poi due volte a settimana. Veniva sempre nel pomeriggio e se ne andava nel pomeriggio. Miss Barrett lo vedeva sempre da sola. E nei giorni in cui lui non veniva, venivano le sue lettere. E quando non c’era lui, c’erano i suoi fiori. E nelle mattine in cui lei era sola, Miss Barrett gli scriveva. Quell’uomo scuro, teso, deciso, vigoroso, coi suoi capelli neri, le guance rosse e i guanti gialli, era ovunque. Era ovvio che Miss Barrett migliorasse; certo che poteva camminare. Si rianimarono in Flush vecchi desideri; una nuova smania lo prese. Persino il sonno era pieno di sogni. Sognava come non gli succedeva dai tempi di Three Mile Cross: lepri che saltavano nell’erba alta; fagiani che partivano a razzo con le lunghe code che facevano la scia; pernici che frullavano tra le stoppie. Sognava di cacciare, di inseguire una spaniel dal pelo maculato, che scappava, gli sfuggiva. Era in Spagna; era in Galles; era nel Berkshire; stava scappando dai manganelli dei guardiani di Regent’s Park. Poi apriva gli occhi. Non c’erano lepri, né pernici; né fruste che schioccavano, né uomini neri che gridavano “Span! Span!”. C’era solo il signor Browning in poltrona, che parlava con Miss Barrett sul sofà.

Diventò impossibile dormire quando c’era quell’uomo. Flush rimaneva sdraiato con gli occhi spalancati, ad ascoltare. Sebbene non riuscisse a capire il senso di quelle piccole parole che gli sfrecciavano sopra la testa dalle due e mezzo alle quattro e mezzo anche tre volte a settimana, riusciva a percepire con terribile esattezza che il tono stava cambiando. La voce di Miss Barrett era stata forzata e innaturalmente vivace, all’inizio. Ora aveva acquistato un calore e una sicurezza che non aveva mai sentito prima. E ogni volta che arrivava l’uomo, un nuovo suono compariva nelle loro voci – a volte un chiacchiericcio grottesco; altre volte le voci gli passavano sulla testa come uccelli che disegnavano un ampio volo; ora tubavano e chiocciavano, come due uccellini che avevano fatto il nido; e poi la voce di Miss Barrett, alzandosi di nuovo, spiccava il volo e volteggiava nell’aria; e poi la voce di Mr Browning abbaiava una specie di risata che risuonava come uno schiocco tagliente, aspro; infine si sentiva solo un mormorio, un brusio quieto, mentre le due voci si intrecciavano. Ma quando l’estate iniziò a volgere in autunno Flush colse, con tremenda apprensione, un’altra nota. C’era un’urgenza, una tensione nuova, un’energia nella voce dell’uomo, di fronte alla quale – così sembrò a Flush – Miss Barrett si spaventò. La voce di lei fremette; esitò; sembrava balbettare e affievolirsi e supplicare e ansimare, come se implorasse una tregua, una pausa, come se avesse paura. Poi, l’uomo rimase in silenzio.