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Contents ( 5)
  1. Virginia Woolf Flush
  2. Biografia di un cane
  3. Note dell’autrice
  4. Fonti
  5. Note della traduttrice

Orribile per Flush, mentre parlavano, fu la solitudine. Gli era sembrato una volta che lui e Miss Barrett fossero insieme in una caverna illuminata dal fuoco. Ora la caverna non era più illuminata dal fuoco; era buia e umida; Miss Barrett era fuori. Si guardò intorno. Tutto era cambiato. La libreria, i cinque busti – non erano più divinità amiche, che presidiavano con approvazione, erano aliene, severe. Cambiò posizione ai piedi di Miss Barrett. Lei non se ne accorse nemmeno. Guaì. Non lo sentirono. Infine giacque in un’agonia tesa e silenziosa. Continuavano a parlare ma non in modo fluido, non a ondate come al solito. Il discorso saltellava, si muoveva a scatti. Si fermava e poi saltava di nuovo. Flush non aveva mai sentito prima di allora quel tono di voce di Miss Barrett – quel vigore, quell’eccitazione. Non le aveva mai visto le guance così colorite; i suoi grandi occhi ardevano come mai li aveva visti ardere. L’orologio batté le quattro; e continuarono a parlare. Poi batté le quattro e mezzo. Allora Mr Browning balzò in piedi. Una decisione tremenda, un’audacia terribile segnava ogni suo movimento. Strinse forte la mano di Miss Barrett nella sua; riprese guanti e cappello; disse addio. Lo sentirono correre giù per le scale. Il portone si richiuse con un tonfo alle sue spalle. Se n’era andato.

Ma Miss Barrett non si rituffò nei cuscini come faceva quando la lasciavano il signor Kenyon o Miss Mitford. Ora sedeva ancora diritta; gli occhi le ardevano ancora; le guance risplendevano ancora; sembrava sentire ancora la presenza del signor Browning. Flush la toccò. Si ricordò di lui con un sussulto. Lo accarezzò leggermente, gioiosamente, sulla testa. E sorridendo gli lanciò uno sguardo dei più singolari – come se avesse desiderato che lui potesse parlare – come se si aspettasse che lui potesse provare quello che lei sentiva. E poi compassionevole rise, come fosse una cosa assurda: Flush, il povero Flush, non poteva sentire niente di quello che provava lei. Non poteva sapere nulla di ciò che lei sapeva. Mai li aveva separati una tale desertica, abissale distanza. Se ne stava lì, ignorato; avrebbe potuto anche non esserci, così gli sembrava. Lei non si ricordava più nemmeno della sua esistenza.

E quella sera, si spolpò il pollo fino all’osso. A Flush non gettò il minimo avanzo di patata o di pelle. Quando arrivò il signor Barrett come di consueto, Flush si meravigliò della sua ottusità. Si accomodò nella stessa poltrona in cui si era seduto l’uomo. Poggiò la testa sugli stessi cuscini su cui si era poggiata la testa dell’uomo, ma non notò nulla. “Non sai,” si meravigliava Flush, “chi si è seduto in quella poltrona? Non senti l’odore?” Per Flush tutta la camera ancora puzzava della presenza del signor Browning. Passando per la libreria l’aria soffiava, s’ingorgava, scorreva intorno alle teste dei cinque pallidi busti. Ma il corpulento signore seduto vicino alla figlia, completamente assorbito da se stesso, non notava nulla. Non sospettava nulla. Inorridito da tanta ottusità, Flush gli scivolò accanto e uscì dalla stanza.