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È pur vero che l’apparente solidità e sicurezza di Wimpole Street in sé non aveva pari. Fino al punto in cui un’invalida poteva arrivare a piedi o avanzare in carrozzella, null’altro incontrava lo sguardo al di fuori della gradevole prospettiva di case a quattro piani, ampie vetrate e portoni di mogano. Neanche una carrozza a due cavalli, nel corso di una passeggiata pomeridiana, doveva – se il conducente era discreto – travalicare i limiti del decoro e della rispettabilità. Ma se non eravate malati, se non possedevate una carrozza a due cavalli, se eravate – e lo erano in molti – attivi, di costituzione robusta, amanti delle camminate, allora avreste forse veduto viste e sentito linguaggi e odorato odori, a neanche un tiro di schioppo da Wimpole Street, che vi avrebbero fatto dubitare della sua solidità. Così sembrò al signor Thomas Beames quando, più o meno di questi tempi, gli venne in mente di andarsene a spasso per Londra. Rimase sorpreso; anzi, scioccato. Splendidi palazzi si ergevano a Westminster, ma appena dietro c’erano baracche in rovina, in cui esseri umani vivevano ammassati come mandrie, sopra vere e proprie mandrie di vacche – “due in meno di due metri di spazio”. Sentiva la responsabilità di dire a tutti ciò che aveva visto. Ma come si poteva descrivere in modo educato una camera da letto in cui due o tre famiglie vivevano sopra una stalla, e la stalla non aveva ventilazione, mentre sotto le vacche venivano munte e uccise e mangiate? Quello era un compito – così sembrò al signor Beames quando decise di provarci – che avrebbe sfidato ogni risorsa della lingua inglese. E però gli sembrava che fosse suo preciso dovere descrivere quel che aveva visto nel corso di una passeggiata pomeridiana tra i quartieri più aristocratici di Londra. Il rischio di tifo era enorme. I ricchi non avevano idea dei pericoli che correvano.